La Boxe Vesuviana racconta il suo Maestro
- Pubblicato: 19 Febbraio 2026

Una palestra nata dove altri vedevano solo un “mondezzaio”, un maestro capace di trasformare un sogno in una fucina di campioni e una storia lunga oltre sessant’anni che si intreccia con quella della boxe italiana. Si è tenuta questa sera, alle ore 18:30, presso Ennò in via Bellini 43 a Napoli, la presentazione del romanzo “Il Maestro – Vita, opere e cazzotti di Lucio Zurlo, gentiluomo, e della Boxe Vesuviana” (Graus Edizioni), scritto dal giornalista Antonio Lamorte.
L’iniziativa ha richiamato appassionati, tecnici, atleti e dirigenti del movimento pugilistico campano, riuniti per rendere omaggio alla figura di Lucio Zurlo, storico fondatore della palestra di Torre Annunziata che ha segnato in maniera indelebile la boxe vesuviana.
Il libro ripercorre una vicenda che affonda le radici agli inizi degli anni Sessanta, quando Zurlo, infermiere presso l’ex Real Fabbrica d’Armi – da cui prende il nome il quartiere popolare “Provolera” – rilevò dal Comune un locale abbandonato. Dove molti vedevano soltanto degrado, lui immaginò una palestra di pugilato. Da quella visione è nata una realtà che ha formato generazioni di ragazzi, spesso provenienti da contesti difficili, offrendo loro disciplina, riscatto e opportunità.
Nel corso della serata, accanto all’autore, sono intervenuti Biagio Zurlo, già campione italiano, e altri protagonisti della storia raccontata nel romanzo, in un confronto ricco di ricordi, aneddoti e testimonianze dirette. A moderare l’incontro il giornalista Antonio Esposito, che ha guidato il dialogo tra passato e presente della boxe campana.
La parabola della palestra di Torre Annunziata attraversa la storia del pugilato italiano e trova il suo apice simbolico nell’ascesa di Irma Testa, prima pugile italiana a partecipare ai Giochi Olimpici e prima azzurra a conquistare una medaglia olimpica, ai Giochi di Olimpiadi di Tokyo 2020 disputati nel 2021. Un traguardo che rappresenta non solo un successo individuale, ma il coronamento di un percorso collettivo iniziato oltre mezzo secolo fa.
La presentazione di questa sera ha confermato quanto la boxe in Campania sia prima di tutto comunità, memoria e identità. “Il Maestro” non è soltanto il racconto di una palestra, ma la testimonianza di come lo sport possa diventare presidio sociale e strumento di crescita per intere generazioni.
Un appuntamento partecipato e sentito, che ha celebrato una figura centrale per il pugilato campano e ha ribadito il valore della tradizione pugilistica vesuviana nel panorama nazionale.
